Tutto iniziò con l'articolo sul Corsera del 2/1/1999
Uno studio riporta alla luce la figura del raffinato stampatore, cognato del Manuzio, che continuò le Edizioni aldine. (Articolo di Alessio Altichieri pubblicato sul Corriere delle Sera del 2 gennaio 1999)
Asolano, primo editore di bestseller
Pubblico' "Il Cortegiano" del Castiglione il grande successo del Cinquecento
BIBLIOFILIA ------ Aldo Manuzio, stampatore a Venezia tra ' 400 e ' 500, il primo editore italiano a capire l' importanza del libro come bene per una gran numero di lettori, e' celebre nel mondo intero. Ma chi conosce Gian Francesco d' Asola, detto l' Asolano, suo successore nella tipografia che si chiamava Aldina, dal nome di Manuzio? Pochissimi, forse nessuno. Ora invece esce dalle nebbie del tempo quest' editore che ando' oltre Manuzio e invento' il primo bestseller della storia. Se Gutemberg invento' la stampa per divulgare la Bibbia, se Manuzio per primo stampo' in greco per soddisfare la moda dei classici che dilago' tra Umanesimo e Rinascimento, l' Asolano pubblico' "Il Cortegiano" di Baldassarre Castiglione, il primo manuale di bon - ton: un colpo editoriale. Difficile capire perche' dell' Asolano si fosse persa traccia. In fondo si sa che Manuzio, giunto a Venezia gia' in eta' matura, comincio' a lavorare con Andrea Torresani, originario della mantovana Asola, ch' era gia' stampatore affermato, di cui poi sposo' la figlia. Si sa che Manuzio rivoluziono' la tipografia dell' epoca: per primo uso' il bellissimo carattere italico, numero' le pagine dei libri, lasciando ampi margini per apporre note, e soprattutto stampo' libri in ottavo, quasi tascabili per l' epoca, da poter portare in viaggio. Ma tascabili di lusso, se non altro per la carta raffinata con delicate filigrane. Di piu' : per la clientela che s' appassionava del greco antico (cardinali, ambasciatori...), Manuzio invento' volumi unici. Fin' allora, chi voleva leggere Aristotele doveva trovare una copia prodotta da amanuensi. Invece Manuzio prese a raccogliere le varie opere, a pagarle care, a metterle assieme, a porre la punteggiatura, a separare le parole che gli antichi scrivevano attaccate. Alla fine, ne usciva qualcosa che l' umanita' non aveva mai visto: i classici direttamente accessibili. Ovvio che Manuzio fosse una celebrita' europea: appena arrivato a Venezia, subito Erasmo da Rotterdam visito' l' editore, il quale si profuse in scuse quando scopri' di avergli fatto fare anticamera per un' ora. Ma Manuzio mori' presto, nel 1515, mentre le edizioni "aldine" uscirono fino al 1529: per merito di chi? Qui entra Gian Francesco d' Asola. Anzi, entra Annaclara Cataldi Palau, una studiosa che, al congresso di Paleografia greca del 1993, a Oxford, tiene una relazione sui manoscritti trasformati in libro, con la marca del delfino con l' ancora, usciti dalla tipografia Aldina. E la Cataldi ricostruisce come alla morte di Manuzio, rimpianto da tutti come un uomo straordinario, dopo un breve interregno di Andrea Torresani, suo socio e suocero, la stamperia fu presa in mano dal figlio di Andrea, Gian Francesco d' Asola, detto l' Asolano. E tale fu la capacita' di Gian Francesco che, per dodici anni, la tipografia Asolana continuo' a produrre ad altissimo livello, con 119 edizioni che sono "aldine" a pieno titolo. Ma, volendo preparare una scheda accompagnatoria sull' Asolano, Annaclara Cataldi scopre che e' assolutamente sconosciuto. Benche' in contatto con celebri contemporanei, dallo stesso Erasmo a Jean Grolier (politico francese, passato alla storia del libro per le sue splendide rilegature), e benche' citato da personalita' del secolo come Pietro Bembo, l' Asolano e' ignoto: su di lui nessuno ha mai scritto una riga. La studiosa allora, lasciando da parte la paleografia, si riscopre biografa e produce questo libro di 800 pagine, in cui alla gloria di Manuzio affianca quella dell' Asolano. Perche' anche Gian Francesco, come Aldo, produsse fondamentali libri in greco, dall' opera omnia di Galeno, cinque enormi volumi frutto della ricerca certosina di tutti i trattati in manoscritto, al "Corpus" di Ippocrate. In piu' , l' Asolano apre alla letteratura in volgare. Se Manuzio aveva gia' osato allontanarsi dai classici greci per pubblicare l' "Hypnerotomachia Poliphili" di Francesco Colonna, una "battaglia tra il sonno e l' amore", Gian Francesco stampa perfino Boccaccio, affiancandolo a Omero e a Virgilio. Poi, nel 1528, si concede il massimo della modernita' e della mondanita' , "Il Cortegiano" di Baldassarre Castiglione, dedicandolo a un nobile della corte dei Gonzaga di Mantova, che con tale libro "potra' fare buona conversazione con le donzelle". Ma, come spesso accade, l' ora del grande successo segna pure l' inizio del declino. Perche' nella tipografia Aldina esplode una furibonda battaglia tra l' Asolano e i figli di Manuzio, divenuti intanto adulti, che si rivoltano contro lo zio. Le lettere dedicatorie, che accompagnano i libri, svelano la feroce lite di famiglia. L' Asolano, fino allora capo assoluto, viene disprezzato pubblicamente da Paolo Manuzio, figlio di Aldo, che usa le prefazioni per esaltare la "gloria imperitura" del padre, al confronto degli asolani "rozzi e maleducati". Gian Francesco, disgustato, lascia la tipografia aldina: per rabbia, vende i suoi 84 preziosi manoscritti greci e trova l' acquirente in Francesco I, re di Francia. Poi, fino a 1557, sopravvive amaramente alla sua fama, lasciando il mestiere di tipografo al fratello, Federico, che proseguira' con la stamperia Torresani. Ed e' un testamento, proprio quello di Federico, che chiudera' la rissa: "Rimetto ai nipoti i loro debiti se non impugneranno questo testamento", scrive. Cosi' sara' : i Manuzio si libereranno per sempre dei Torresani d' Asola, ma seppelliranno cosi' , fino a oggi, anche l' onore e il merito di Gian Francesco, l' Asolano. Alessio Altichieri a * Il libro: "Gian Francesco d' Asola e la Tipografia Aldina", di Annaclara Cataldi Palau, editore Sagep, 816 pagine, 200.000 lire.
Altichieri Alessio
Corriere della Sera - 2 gennaio 1999 - pagina 33

