Luigi Peverada
Se un giorno del prossimo maggio qualche asolano si recherà a Brescia per assistere alla partenza delle "Mille Miglia" 2010, vada anche a visitare il museo di quella storica manifestazione. Nell'affascinante struttura di un convento del XII° secolo, potrà ammirare, accanto ai bolidi d'epoca, foto, oggetti e cimeli dei grandi corridori della prima metà del ventesimo secolo ed i ricordi lasciati da personaggi che, come Marlon Brando, furono conquistati da quel mondo. Passando nelle varie sale, immergendosi in quello spaccato di storia, cultura e costume italiano, troverà un'intera bacheca dedicata ad uno sportivo che partecipò a 5 delle edizioni storiche della Freccia Rossa: Luigi Peverada. Si fermi, quell'appassionato di automobilismo venuto da Asola, perché davanti a sé ha le testimonianze di colui che, nell'ambiente dei motori, fu chiamato “l'asolano volante”. Sono coppe, medaglie, attestati, diplomi ed altri oggetti che rappresentano il profondo amore e la passione per i motori e per la gara che videro Luigi, negli anni '50, partecipare alla “Mille Miglia”, prima alla guida di una 500 Fiat, poi di una 1100 Fiat, di un'Alfa Romeo e, infine, di un'Appia Lancia. Come ogni mantovano di allora (e non solo), Peverada aveva un idolo: il grande Tazio Nuvolari. L'ammirazione per questo mito dei motori gli fece nascere il desiderio di provare l'ebbrezza di giungere al termine di un percorso difficile come quello delle Mille Miglia che, in buona parte, si svolgeva su un tracciato di terra battuta e sulle strette strade italiane dell'epoca, dove contavano soprattutto la perizia e la resistenza dei piloti (meno della metà dei partecipanti alla gara arrivava a tagliare il traguardo finale!). Il dominio di Ferrari e Mercedes non impediva a chi guidava cilindrate minori di esprimersi ed essere apprezzato per il coraggio e l'abilità. La sua passione fu condivisa con alcuni amici, gli stessi che lo affiancarono come copiloti nelle diverse edizioni della corsa: Massimo Re nell'edizione del 1950 (vincitore Giannino Marzotto), Bruno Ronchi nel 1951 (vincitore Gigi Villoresi), Renzo Cantarelli nel 1954 (vincitore Alberto Ascari), Saccani nel 1955 (vincitore Stirling Moss) ed Enzo Magri nel 1956 (vincitore Eugenio Castellotti). I piazzamenti furono sempre eccellenti ed i riconoscimenti pure: coppe, medaglie, attestati, diplomi e, soprattutto, il “Gran Premio Tazio Nuvolari con medaglia d'oro di Virgilio” conquistati al passaggio da Mantova.
Annalisa Antonini
La prima foto sotto da sinistra:
Mille Miglia 1950 – Passaggio da Bologna
Prima guida Luigi Peverada – Seconda Guida “Sciop”
Seconda foto:
Seduti al tavolo di un bar:
Ernesto Genevini - Renzo Castagneto (Patron delle Mille Miglia) - Luigi Peverada - Signora Castagneto - altra signora - Francesco (proprietario del bar)
Terza foto:
XVII Mille Miglia 1950 a fianco della Topolino A targata MN 18000.
Luigi Peverada e Massimo Re
In quell'edizione i due asolani vinsero il premio Tazio Nuvolari con medaglia d'oro di Virgilio
Quarta foto:
Luigi Peverada, passeggero di Enzo Magri, su Alfetta N° 341
Quinta foto:
Teca dedicata a Luigi Peverada nel Museo delle Mille Miglia a Brescia
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