L’ültim Lünare
Quest’anno la prima copertina del “Lünare” asolano propone un gruppo di uccelli tra cui alcune rondini, in volo attorno al frontone della cattedrale che, sovrastato dalla campana, s’affaccia a piazza XX Settembre. La visione invita a pensieri di primavera, all’eterno ciclo delle stagioni, al ritorno delle rondini che annunciano la Pasqua. E’ un disegno di Matilde Monteverdi, che ha inoltre accompagnato ogni mese con uno sfondo di guizzanti serpentine costituite dal nome di Asola, quasi a ripetere una dedica senza fine.
Invece a pagina 2 ecco il commiato: l’amico Alberto Guerreschi annuncia che con quest’anno, il ventesimo dopo la prima edizione del 1991, il “Lünare” chiude, non si stamperà più. Eravamo abituati alle sue foto nostalgiche, al ritorno di volti che riproponevano amicizie lontane, usanze perdute, immagini che con luminosa chiarezza risorgevano dal passato per dirci: “Siamo ancora qui, siamo con voi per sempre”.
Anche le poesie di Barbato, il nostro Dino troppo presto scomparso, accompagnavano da sempre lo scorrere dei mesi con le loro rime semplici e accostavano a pensieri di malinconia, un sorriso di candore, come uno squarcio d’azzurro tra le ultime nuvole di una pioggia improvvisa. Sono tempi di ristrettezze, i costi diventano proibitivi, quella che per alcuni sponsor costituiva una simpatica strenna natalizia con la quale gratificare amici e parenti, è diventata un lusso, forse uno spreco. Così è anche per gli affetti? In questo tempo in cui tutti si affannano a inseguire un domani di prestigio, in cui la televisione ripropone con ossessiva frequenza i suoi slogan assordanti, le sue martellanti pubblicità, le sue volgarità diffuse e inutili, le sue fiction assurde, i suoi personaggi inaccettabili, tutto il ciarpame con cui si accanisce a riempire le nostre giornate, cercando in tutti i modi di annullare la nostra identità fatta di ricordi e di valori consolidati, un piccolo elegante foglio che spunta dietro l’angolo una sola volta all’anno, è diventato un lusso insostenibile. Noi non vorremmo che fosse così, ma vi è una ferrea legge che si impone su ogni sentimento, quella del denaro e della moda sua servente che furoreggia, percorre come un vento impetuoso, a volte rabbioso, le strade e le piazze: non si può contrastarlo.Vi è una religione della cura e del rispetto delle cose passate, ma è avversata da una passione ancora più forte e determinata, quella del rinnovo, della forza distruttrice e creatrice. Ecco perché il passato diviene qualche cosa di sempre più raro e le rovine di città scomparse suscitano la nostra commozione e la fantasia. Anche su questo “Lünare” vi sono immagini degne di memoria come la prima di gennaio che ci mostra un gregge al pascolo nel 1966, vicino al neonato grattacielo. O quella di febbraio con la folla di lavoratrici nel 1940 davanti alla filanda. A quante donne i bachi da seta davano lavoro prima che comparissero le fibre artificiali. In marzo appare un gruppo di otto personaggi seri, quasi impettiti, tutti con il cappello in testa davanti al mulino e dietro quasi in ombra, la graziosa mugnaia, forse un po’ intimidita. Bellissime le vecchie automobili davanti alla casa di Cesare Sacchi. Piena di nostalgia la stazione ferroviaria del 1940, con la locomotiva dalla ciminiera fumante. Originale l’idea di utilizzare il nome di Asola come metafora del tempo. Acquistatelo dunque quest’ultimo “Lünare” con le sue delicate immagini, i suoi ultimi versi che le accompagnano, come una serie di ricordi che ci stanno proprio lasciando, forse definitivamente. Potrete acquistarlo presso le nostre edicole o rivolgendovi per 5/10 numeri ad Alberto Guerreschi (cell.3337228093), ottenendo uno sconto. Speriamo che il “patron” Guerreschi ci ripensi e, all’ombra di qualche nuovo sponsor, lo stampi ancora, almeno per altri vent’anni.
Augusto Bolther

