Gli Artefici del Novecento

Rievocare le condizioni storiche, culturali ed umane delle botteghe del Novecento, nelle quali il mestiere era abilità e conviveva con l’arte innata in questi uomini, è lo scopo di questa pubblicazione. L’artigiano era un artista che sapeva esprimere emozioni grazie alla sua raffinata manualità, conoscenza della materia e della tecnica. Ad Asola erano diverse queste botteghe artigiane, con produzione di qualità, la cui esperienza artistica ed umana era erede di quella tradizione rinascimentale che ha saputo toccare vertici assoluti in molte parti d’Italia. Purtroppo il progresso industriale, con la sua super produttività e con la standardizzazione esasperata ha segnato la fine di queste botteghe artigiane, distruggendo irreparabilmente tutto il bagaglio di esperienza, di manualità e di cultura che in esse si custodiva. Le ultime di queste botteghe sono finite solo pochi anni fa, con la scomparsa degli ultimi artisti artigiani e più nessuno potrà imparare il loro mestiere, raccogliendone il testimone.
Di loro è rimasto solo il ricordo che oggi rivive, grazie all’amore dei loro famigliari, che ci parla della loro intraprendenza, della loro creatività, che è anche uno spaccato di quella loro vita quotidiana, fatta di sentimenti, di opinioni, di relazioni, di grande amore per la loro arte, ma anche di umiltà, di onestà e di rispetto reciproco, virtù oggi rare o, forse, già del tutto scomparse.
La testimonianza dei tre laboratori famigliari dei Bertuzzi, dei Buzzi e dei Margoni  e dei loro talenti è parte di questa quotidianità che oggi ci manca moltissimo perché, oggi la loro scomparsa ci ha lasciato tutti più poveri, sia sotto l’aspetto artistico, ma anche per quello umano.
Il pensiero che nessuno potrà più conoscere i segreti che facevano grande il loro mestiere ci sconforta e ci lascia un grande senso di vuoto dentro.
Per questo abbiamo voluto ricordarli su internet perché se è vero che i loro mestieri sono scomparsi, è utile conservare lo spirito della loro esperienza attraverso uno strumento che possa far conoscere i loro valori soprattutto ai giovani. È un modo per farli rivivere e per imparare ancora da loro.
 
I Bertuzzi

L’attività della famiglia Bertuzzi risale ad alcune generazioni fa, ma ne è data la documentazione circostanziata con Isidoro, fabbro maniscalco, nella seconda metà del 1800.
Il figlio Bruno (1907-1962) ne continuò il lavoro, coltivando parallelamente la passione per le arti plastiche e frequentando mostre e laboratori di artisti del ferro come quello del famoso scultore milanese Alessandro Mazzuccotelli.
Nei primi anni ’50 si affiancarono al capofamiglia i figli Sergio (1930-2006?) e Franco (1931). La formazione scolastica dei due fratelli fu diversa: Sergio frequentò l’Istituto Tecnico Industriale di Cremona e Franco la Scuola di Avviamento professionale di Asola.
Nel tempo libero ambedue i fratelli lavorarono nella bottega del padre apprendendo la tecnica e l’amore per l’arte ed affinando le proprie abilità e competenze. Ebbero ottimi maestri nei professori Liberale Sandrelli, per il disegno e Piero Pettorelli, per la lavorazione del ferro battuto.
Anno dopo anno le macchine sostituirono i cavalli e l’attività del maniscalco fu completamente abbandonata per mantenere solamente quella di fabbro.
Quando il 2 agosto 1962 morì Bruno Bertuzzi, Sergio e Franco proseguirono l’attività artigianale dell’antica bottega familiare che continuarono fino al 2000 per il ritiro dal lavoro di entrambi.
La produzione dei Bertuzzi è importante per la quantità delle opere eseguite e soprattutto per la qualità degli oggetti che ha sempre contraddistinto tutte le realizzazioni della ditta.
 
I Buzzi

La famiglia Buzzi ebbe bottega in Asola dal 1908 ma era originaria di Viggiù, in provincia di Varese. Dall’elenco degli artisti nati in questa cittadina risulta che qui risedettero fin dal XVI secolo scultori e marmisti chiamati De Butiis o Buzzi, molto attivi a Milano (Duomo, Arco della Pace, Teatro alla Scala, Comune), a Roma e a Orvieto. Nel tempo im patronimico Di Marco fu probabilmente assunto dal cognome per distinguersi da altri rami della famiglia.
Stefano Simone Buzzi Di Marco (1861-1945) nel 1896 lasciò Viggiù per Cremona; da qui si trasferì ad Asola nel 1908. Dal Matrimonio con Teresa Checchi (i Checchi erano scultori in Cremona) nacquero Carlo Antonio, Giovanni, Giovanna, Mario ed Ezio.
Rientrato in patria dagli stati Uniti a causa di un incidente che gli fece perdere un occhio, Stefano fu costretto ad affidare il lavoro ai figli facendo conto soprattutto, per motivi anagrafici, sul primogenito Carlo Antonio (1888-1976). Questi dal 1903 al 1908 era vissuto da solo, a Milano lavorando di giorno e frequentando, il mattino presto e la sera, la Scuola Superiore d’Arte applicata all’industria, annessa al Museo Artistico Municipale e l’Accademia di Brera.
Giunse ad Asola nel 1908 affiancando il padre nell’attività, ma anche lavorando come disegnatore presso alcuni studi tecnici e ditte locali.
La Grande Guerra lo vide sia operativo sul monte Nero, sia come ottimo cartografo, addetto al disegno delle mappe del territorio bellico. Anche Giovanni e, successivamente, Ezio (1903-1975) entrarono nella bottega paterna e la “Ditta Buzzi” fu così in grado di soddisfare le molte richieste di arredi marmorei che le provenivano da una vasta committenza. Nacquero allora molte delle statue che ornano le tombe di famiglia del Cimitero Monumentale di Asola. E di altri camposanti, monumenti ai Caduti, bassorilievi e fregi ornamentali, sculture e cippi per Asola e per numerosissimi estimatori, sia pubblici che privati, provenienti da varie località mantovane, bresciane e cremonesi. Quando, nel 1945, morì Stefano, rimasero a gestire la bottega i figli Carlo Antonio ed Ezio. Essi si impegnarono nel loro creativo, ma faticoso lavoro fino a quando le forze glielo permisero. Negli anni ’60 del secolo scorso Carlo Antonio concluse la sua esperienza produttiva, mentre Ezio e il figlio Stefano rimasero attivi nel campo artistico dedicandosi all’antiquariato del marmo, del legno e delle arti figurative. Con la morte di Stefano (1994) l’attività dei Buzzi si concluse definitivamente.

 
I Margoni

Enrico (Asola, 1894-1958)
Guido Antonio (Asola, 1899-1947)
Renzo (Asola 1905-Ceresara, 1971)
Luciano, figlio di Enrico (Casalromano, 1924-Asola 1995)
 
Il padre Giacomo era un capomastro, e i tre figli maschi, come era normale a quei tempi, cominciarono a dare una mano nei cantieri, fin dai tempi della scuola.
Per loro prendere le misure, usare il filo a piombo, imparare a costruire un arco, modellare delle cornici a stucco, divenne un gioco ed uno stimolo per la loro creatività.
Erano i tempi in cui ad Asola era operativa una Scuola serale di disegno per gli artigiani. I tre fratelli Margoni la frequentarono, per diversi anni, studiando il disegno geometrico, l’ornato e, grazie al loro insegnante, Pietro Pettorelli che notò la loro attitudine al disegno, acquisirono le basi tecniche per disegnare, dipingere e realizzare affreschi. Nonostante questa esperienza essi autocostruirono una parte rilevante della loro formazione, con l’ausilio dei manuali Hoepli, che trattavano la “Geometria elementare”, “Grammatica del disegno”, “Pittura italiana antica e moderna”, “La scenografia”, che acquistarono negli anni 1919 e 1920.
A prova della loro versatilità ed ingegnosità, resta la testimonianza di un brevetto industriale, registrato nel 1921, per l’ideazione di “un apparecchio di proiezione per la riproduzione fedele e rapida, in misura determinata, di disegni e impronte, in genere” (in pratica un’antesignana della lavagna luminosa). Negli anni ’20, probabilmente, lavorando con il padre ebbero l’occasione di restaurare qualche abitazione e cappella funeraria, nonché di cimentarsi con le loro prime decorazioni. Proprio a quegli anni si può far risalire l’affresco di una Madonna, realizzata dal ventenne Guido Antonio nel cortile della Canonica di Asola (cfr.Asola nel cuore di Mario Buzzi, pag.35). Fu probabilmente grazie al passa parola iniziato dai sacerdoti asolani dell’epoca (Mons. Antonio Besutti, Mons. Carlo Calciolari, Don Bosio e Don Biondelli) che i Margoni ricevettero le loro prime commissioni e che si dedicarono principalmente alla pittura.
Uno dei primi lavori che impegnò i fratelli Margoni fu la decorazione della cappella delle Suore Orsoline, che sorgeva all’interno della casa madre di Asola e di cui, purtroppo, resta solo qualche rara fotografia in bianco e nero. Pur lavorando collegialmente, il compito di preparare i disegni per gli affreschi era normalmente affidato a Guido Antonio, il quale, come modelli occasionali, impiegava i muratori, gli stessi fratelli, le sorelle e qualche vicino di casa.
Renzo si dedicava invece alle decorazioni, con la relativa preparazione degli stampi e ai lavori di bassorilievo in gesso e stucco.
Enrico, dopo il matrimonio, a seguito del quale si era trasferito a Casalromano, oltre a collaborare con i fratelli, si dedicava a costruire cappelle gentilizie, nel locale Cimitero. Era questa l’attività di un muratore alquanto particolare perché, oltre alle opere murarie, egli realizzava il progetto er i vari componenti in cotto che ne costituivano il decoro. Per un certo periodo di tempo, collaborò con il prof. Liberale Sandrelli, insegnando nella Scuola Professionale da Lui diretta.
Luciano, dopo aver completato gli studi, presso la Scuola di Avviamento Professionale di Asola, a soli 14 anni inizia a lavorare come garzone con il padre Enrico e gli zii Renzo e Guido Antonio. Ben presto, seguendo l’esempio del padre e degli zii, emerse anche in lui quell’attitudine, innata che aveva caratterizzato l’intera famiglia.
Il primo dopoguerra rappresentò il periodo peggiore per la famiglia Margoni. Nel 1947, infatti, morì per tubercolosi, Guido Antonio che, probabilmente, si ammalò per aver lavorato troppo a lungo in ambienti freddi, come lo sono le navate delle Chiese. Guido Antonio, oltre ad essere stato un artista genuino, condusse una vita profondamente ispirata alla Fede.
Negli anni successivi, venendo meno il lavoro di decorazione nelle Chiese, per mantenere le rispettive famiglie, i Margoni furono costretti a trasformarsi in semplici imbianchini. Luciano e Renzo, negli anni ’60-’70, ripresero il lavoro di decoratore, rispondendo con le loro capacità alla crescente richiesta di decorazione nelle case.
Nel tempo libero i Margoni dimostravano la loro passione per la pittura che andava oltre il semplice impegno di lavoro. Guido Antonio, sempre fedele alla sua devozione, prediligeva i soggetti sacri; Enrico, Renzo e Luciano si dedicavano a ritratti e paesaggi.
I Margoni lavorarono per moltissimi anni, producendo una notevole quantità di opere, molte delle quali si possono ancora ammirare, in diverse località delle province di Mantova, Brescia, Cremona e Bergamo. Dopo la morte di Mons. Besutti, Guido Antonio dipinse su commissione, il ritratto ad olio del prelato, a grandezza naturale, che è costudito nel Museo della cattedrale di Asola.
Sempre ad asola, nella Chiesa di Santa Maria, si conserva, dello stesso autore, un dipinto ad olio di san Luigi Gonzaga.
Negli anni ’30 e ’40 lavorarono in molte chiese, nelle provincia giaà citate. Guido Antonio, richiamato alle armi nel 1940 in provincia di Udine, anche in quella circostanza trovò modo di lavorare ad alcuni dipinti realizzati con la tecnica dell’affresco.
Degli innumerevoli cartoni disegnati per la fase di “spolvero”, che furono realizzati, per i vari lavori, i discendenti ne conservano circa ottanta.
 
Le Foto

Sotto, nell'ordine, le foto dei Margoni: la prima è di Enrico; la seconda di Guido Antonio; la terza di Renzo e la quarta di Luciano, figlio di Enrico. L'immagine successiva è una foto di famiglia che risale ai primi anni '20 e ritrae il matrimonio della sorella Lucia con Francesco Manerba. Da sinistra, si riconoscono Renzo e dietro di lui il padre Giacomo; Enrico, seminascosto fra le due teste, dietro la sposa. Guido Antonio è l'ultimo a destra.  Oltre a Lucia, la sposa, le altre sorelle sono Marcella e Rita, in primo piano, a sinistra e a destra della bimba con i fiori e Ines, dietro lo sposo.

(SEGUIRANNO ALTRE FOTOGRAFIE