Gian Francesco d'Asola
Figlio ultimo genito di Andrea Torresani, la sua data di nascita è incerta ma, sicuramente, non è quella del 1480 che la consuetudine storica, fino ad ora, gli ha erroneamente attribuito. La dott.ssa Cataldi Palau, dopo aver valutato molti documenti, al riguardo, si è convinta che essa poteva essere collocata fra il 1495 e il 1498. Ne consegue che quando Aldo Manuzio iniziò a lavorare con Andrea d’Asola, la sua futura moglie Maria aveva dieci anni e Gian Francesco forse non era ancora nato. Quando dieci anni dopo, nel 1505, i rapporti di amicizia fra i due stampatori divennero legami di parentela grazie al matrimonio di Aldo con la figlia ventenne di Andrea, Gian Francesco, giovanissimo cognato, doveva avere circa sette anni.Da ciò si può dedurre che Aldo dovette esercitare un forte ascendente su Gian Francesco, che probabilmente lo considerò come un secondo padre, al punto da emularne, ancor giovanetto, tutti gli interessi intellettuali. Lo stesso Gian Francesco, in numerose frasi sparse nelle sue successive prefazioni, proclamava il suo affetto per il cognato ed il suo desiderio di seguirne le orme. Anche se nelle fonti a disposizione non vi sono accenni alla vita di Gian Francesco, il periodo in cui egli si dedicò agli studi va posto fra il 1504 e il 1517, data nella quale il suo nome è stato abbinato per la prima volta alla tipografia aldina. Siamo nel novembre di quello stesso anno 1517, quando in un’edizione di Terenzio compare la sua prima prefazione e la sua prima lettera dedicatoria: le prime di una lunga serie che si protrasse fino alla fine del 1528, data della morte di suo padre Andrea e dell’inizio della lite con i figli di Aldo, che avrebbe determinato la temporanea chiusura della tipografia, per oltre quattro anni. Dagli elementi raccolti dalla Signora Cataldi Palau, si può dedurre che Gian Francesco divenne, poco più che ventenne, il principale responsabile della tipografia Aldina già nel novembre 1517, due anni dopo la morte di suo cognato Aldo. A suffragare questa convinzione è l’esame di tutte le lettere dedicatorie che accompagnano le edizioni aldine tra il 1515 e il 1534. Inoltre sono molte le notizie, tratte dalla corrispondenza intercorsa in quegli anni, tra gli studiosi che, all’epoca, gravitarono attorno alla tipografia Aldina che fanno ipotizzare questo fatto. Gian Francesco d’Asola fu proprietario di una importante collezione di circa 80 manoscritti greci che attualmente si trovano custoditi presso la Bibliothèque Nazionale de France a Parigi. Una collezione di queste proporzioni ci permette di comprendere anche la personalità del proprietario, legata alla scelta degli argomenti che più gli dovevano interessare. Nel caso di Gian Francesco essa denota, infatti, lo spiccato interesse dell’asolano per la filosofia e la medicina che evidenzia una personalità marcatamente laica, più portata per le scienze che per la poesia o la letteratura. Molti dei suoi manoscritti furono usati come modelli di stampa di edizioni aldine mentre i dedicatari delle sue prefazioni erano tutti personaggi veneziani o, comunque, in stretti rapporti con la Serenissima, fra i più importanti della sua epoca. Da ciò si può anche desumere che Gian Francesco ebbe una parte attiva nella vita della Repubblica. Fra gli umanisti contemporanei che allacciarono relazioni epistolari con l’Asolano, spiccano le lettere che gli furono inviate da Erasmo da Rotterdam e Jean Grolier, mentre in diversi altri carteggi, spesso veniva menzionato il suo nome, quello della sua famiglia e dell’attività della tipografia Aldina, a testimoniare l’importanza assunta dall’Asolano nel panorama culturale della sua epoca. Ma Gian Francesco dovrebbe essere ricordato, soprattutto, poiché ebbe il coraggio di rompere gli schemi della moda dei suoi tempi. Mentre tutti stampavano i classici greci o latini egli pubblicò “ Il Cortegiano” di Baldassarre Castiglione che, come è stato evidenziato da Alessio Altichieri, in un suo articolo, apparso il 2 gennaio 1999 sul Corriere della sera, fu il primo manuale di bon-ton che divenne un colpo editoriale: un vero best seller! Ma Gian Francesco non si limiterà a questo. Egli stamperà perfino il Boccaccio, affiancandolo ad Omero e a Virgilio. Probabilmente per la sua epoca questa scelta fu considerata un’eresia culturale ma, certamente, essa sta a dimostrare la grande sensibilità innovatrice dell’Asolano. Come spesso accade, però, nel momento del grande successo, inizia pure quello del declino. Questo avviene quando fra Gian Francesco ed i figli di Manuzio, che nel frattempo erano divenuti adulti, esplode una furibonda lite. L’Asolano, fino ad allora capo assoluto della tipografia, probabilmente per gelosie di famiglia, venne pubblicamente disprezzato dal nipote Paolo Manuzio, determinato ad esaltare la gloria del padre: L’Asolano, disgustato, lascia la tipografia aldina e per la rabbia decide di vendere i suoi preziosi 80 manoscritti greci a Francesco I°, re di Francia. Gian Francesco morì quando aveva circa sessant’anni nel 1558.

